"dentro e fuori una cornice"
Paolo Dongu è sapiente delicato ed elegante scrittore del mondo circostante.
Mi ha colpito la cura del dettaglio che nelle naturali espressioni rendono i protagonisti dei suoi lavori reali, veri connotati di quella verità non soggetta a variabili interpretazioni, ma pura, oggettiva.
Un reggiseno che si intravede, un volto contratto,uno sguardo cosciente un dolore evidente sono percorsi e viaggi compiuti, gli aspetti colti, la vita vissuta. Una figurazione che mi sorprende e mi affascina ogni volta che il mio sguardo cade sulla tela. Le sue non sono solo opere, ma persone; non solo sguardi, ma racconti di vita. Sono incontri fatti per strada, attimi rubati, riposi intimi, silenzi e ombre interiori. Perché nel contemporaneo non c’è solo l’estetica ma anche l’etica c’è la solitudine e la stanchezza. E’ innegabile cogliere il talento di questo artista che fa della sua poesia strumento evocativo e comunicativo di una realtà. Le sue si presentano come rilevazioni che scrive sulla tela, da poco riscoperta, o sulla tavola e che si svelano quali pagine di un diario sulle quali i sentimenti ed i pensieri scorrono incessanti, come appunti che parlano di incontri, di scontri, di ricordi.
Protagonisti che a tutto campo si bisbigliano.
(Dott.sa Francesca Mazzarelli)
"mangiArte"
L’umanità ritratta da Paolo Dongu manifesta, nei tratti e nello sguardo,
l’ordinaria fierezza della vita che trascorre impercettibilmente,
imprimendo i suoi segni sui volti e nella storia dei singoli.
Con notevole finezza psicologica, lascia emergere il guizzo caratterizzante l’essenza dei soggetti prescelti,
affidandosi alle epifanie dei gesti più semplici.
(Dott.sa Daniela Madonna “Pieghevole "Mangiarte” Luglio 2008)
"incontARTI 2006"
L’immagine-corpo è quella che
ancor oggi conserva una forte valenza simbolica, che serve ad “esprimere
l’inesprimibile”, che più di tutte catalizza l’attenzione…e più di tutte
preoccupa. Paolo Dongu la usa costantemente come soggetto, ben
conscio della distinzione tra il Corpo e l’idea del Corpo e, attraverso la
sua sapiente pittura, avvia la “riscrittura” di un “nuovo umanesimo”,
ovviamente come metadiscorso. La rappresentazione pittorica torna ad
esprimere tramite i simboli una situazione che richiama l’attenzione sulla
precarietà e difficoltà di descrivere l’uomo contemporaneo, di dargli
propriamente “Senso.”
Sensi si muove tra una dimensione di impulsi gestuali, esistenziali ed
espressionistici, abolendo completamente lo spazio, che smette di essere
sistema di riferimento forte. Tale frantumazione non permette di riconoscere
una relazione formale tra le parti, abolisce la frontiera: tra corpo e mondo
non c’è alcuna contraddizione. Viene eliminato il ruolo centrico del
soggetto, il suo protagonismo. Questo si scorge in una posizione dislocata,
in un altrove, che significa esente da una raffigurazione rassicurate, ma
non priva di una propria incidenza.
In Sensi si incontra il corpo così come lo si vive, così come anche
l’artista, nel suo duplice o indifferenziato ruolo lo vive: il paradigma
ridiventa simulacro, lo stereotipo ridiventa archetipo…e così attraverso il
tutt’occhi, tutta bocca, il corpo tocca, ascolta e grida la sua possibile
identità.
(Dott.sa Debora De Gregorio “Catalogo incontrARTI 2006” Luglio 2006)
"incontARTI al borgo 2004"
La pittura di Paolo Dongu è fatta di volti che
portano impressi i segni di storie personali, intime, sussurrate da
protagonisti reali o intuite dall’instancabile spirito di osservazione
dell’artista, sensibile cantore di un’umanità provata eppure vivace. I
colori ad olio, stesi di preferenza su tavola, lasciano trasparire l’intrico
di disegni preparatori che sembrano quasi l’impronta dei pensieri sottesi
all’emergere dell’immagine definitiva. Il risultato finale suscita quel
delicato stupore che si prova di fronte ad una rivelazione a lungo
custodita, o cullata tra percezione e riflessione. Volutamente, l’artista
esprime in cicli pittorici le tappe del suo itinerarium di maturazione
artistica e spirituale, specchiandosi nei piccoli mondi rappresentati e
talvolta affidandosi all’autobiografismo. Le opere di Paolo sono pagine di
un diario della memoria, sospese tra viaggi meravigliosi all’interno di
universi naturali , in particolar modo mediterranei, e letterari. All’occhio
dell’osservatore ogni suo tocco appare vibrante ma quieto, sereno eppure
problematico.
(Dott.sa Daniela Madonna “Catalogo incontrARTI al Borgo” Agosto 2004)
Paolo Dongu e il percorso della memoria
Tra i pittori della nuova generazione emerge Paolo
Dongu, un temperamento dotato di spiccate doti figurative, intuitivo per
istinto nell’espressione grafica, sorprendente nell’interpretazione degli
aspetti estetici del mondo esteriore.
Di quest’artista sono da mettere in evidenza le
potenzialità, peraltro non ancora del tutto espresse, e la concettualità
profonda dovuta a una lodevole traccia meditativa, quasi che l’uomo pittore
intenda piuttosto dedicarsi ad un’intensa ricerca strutturale della materia.
Ed è ancor più da rilevare questo suo
caratteristico modo di interpretare la pittura giacché la formazione di
Paolo Dongu è avvenuta al di fuori degli accademismi, ma spontanea,
autodidattica, quasi che il divenire dell’arte in lui sia scaturito
magicamente, stimolato da un prepotente impulso creativo, di manifestazione
del proprio essere, attraverso la rappresentanza figurativa.
Così in Dongu è da porre l’accento l’anelito umano
proteso a tracciare un percorso della memoria.
Difatti, le sue visioni artistiche hanno un
substrato evocativo, accostato a tracce e testimonianze impresse nel
passato, che l’artista, riesce a cogliere e rendere concreto motivandole da
connotazioni estetiche dense di significato. Sono queste “emotività” a
rimarcare la pittura di Paolo Dongu, questi suoi momenti creativi legati
alla sua indole speculativa, quasi rigorosamente votata ad interpretare i
meandri della memoria, percorrere gli attimi evolutivi, captare sensazioni
ed immagini, con cui rendere forma e colore di una composizione.
Ed è, peraltro, il segno, divenuto opera d’arte,
che polarizza l’interesse del pittore, quasi ineluttabile fascino scaturito
dalla fantasia misteriosa per divenire realtà concreta, quella che definiamo
arte impressa nella memoria, che Paolo Dongu riesce a delineare con una
grafica spontanea, prospetticamente perfetta, con accostamenti cromatici di
gran dinamismo.
Raramente c’è capitato di incontrare un artista di
siffatta formazione, i cui fenomeni cromatici sono accostati ad un classico
romanticismo, in cui affiorano sentimenti lirici di gran valenza spirituale,
come in Paolo Dongu, un pittore di talento, di sicuro avvenire.
(Giuseppe Catania “il VASTESE” Luglio - Agosto 1997)